IL DOPPIO NELLA LETTERATURA
LATINA
Lespediente del doppio è stato
frequentemente utilizzato nella letteratura fin dai tempi più antichi.
Da Plauto a Pirandello, passando per Wilde e per Kafka, vediamo come il tema del
doppio riaffiori puntualmente a distanza di secoli.
Esso ha a che fare con la riflessione sull'arte e con il "riconoscimento"
di sé.
La nostra analisi del tema ha inizio con la "tragicommedia" Anfitrione di Plauto, dove si
raccontano le movimentate avventure di Anfitrione e del suo schiavo Sosia. Tornati dalla
guerra contro i Teleboi, essi si trovano davanti agli occhi due uomini perfettamente
identici a loro; ciò accade perché Giove, innamoratosi di Alcmena, moglie di
Anfitrione, per poterle stare accanto, assume le sembianze del condottiero
con la complicità del figlio, Mercurio, che si trasforma in Sosia.
Di fronte al suo doppio Sosia, che è uno schiavo, reagisce in modo
fondamentalmente diverso da come reagirebbe un uomo di oggi, anche se alcune sue reazioni
rimandano, comunque, ad un codice trans-culturale.
I miti, come ogni forma darte, tentano di esprimere i grandi misteri della vita e di
dare un aiuto agli uomini nel duro compito della conoscenza di sé.
Ovidio certo conobbe i miti, e ne trasse ispirazione soprattutto per le Metamorfosi
il cui tema è il "mutare delle forme in corpi nuovi". Nell'opera due
episodi sono strettamente legati al tema del doppio: la storia di Salmacide ed Ermafrodito e quella di
Eco e Narciso.
Narciso è un
fanciullo bellissimo che, a causa di una maledizione, si innamora della sua immagine
riflessa in una fonte. All'inizio crede che si tratti di un'altra persona, ma poi si rende
conto del fatto che quella di cui si è innamorato non è altro che l'immagine
di se stesso. Sopraffatto dalla passione, si strugge per questo amore irrealizzabile fino
a morire d'inedia. Nemmeno il suo ultimo desiderio, cioè quello che la persona amata
possa vivere più a lungo di lui, può essere realizzato.
Se nell'Anfitrione il doppio (rappresentato da
Mercurio-Sosia) è un'entità completamente distinta dall'originale (Sosia) con cui ha in
comune solo l'aspetto fisico, ma non il carattere e gli atteggiamenti,
in Narciso il doppio non è una persona distinta dal protagonista, ma è la persona stessa
o meglio la sua immagine riflessa nella fonte che funge da specchio. Il confronto tra il tema del doppio
nell'Anfitrione e nel mito di Narciso raccontato da Ovidio nel
terzo libro delle Metamorfosi evidenzia numerose e
significative differenze, ma anche la persistenza di un motivo: quello del
"riflesso", dello specchio, che riconduce a credenze popolari
arcaiche.
Nel quarto libro delle
Metamorfosi di Ovidio si racconta la storia di Ermafrodito. Il giovane, figlio di Hermes
e di Afrodite, è oggetto delle attenzioni
indesiderate della ninfa Salmacide, che, travolta dalla passione, finisce per avvinghiarsi
a lui e per chiedere agli dèi che i loro corpi possano non essere mai separati. Come in
molti altri miti, la preghiera viene ascoltata, ed esaudita, anche se non nel modo
desiderato: i corpi di Salmacide ed Ermafrodito vengono sì uniti, ma in modo permanente,
fusi insieme in un essere che è entrambi e nessuno dei due allo stesso tempo, un essere
che non è né maschio né femmina essendo tutti e due insieme. Ermafrodito, sconvolto e
preso dal panico, fa unultima richiesta ai genitori divini: ogni essere che metta
piede nellacqua della fonte dove la vicenda ha avuto luogo sia tramutato in un
essere come lui.
Dall'analisi comparativa dei
miti di Narciso e di Ermafrodito emergono alcuni significativi aspetti del tema del doppio; mentre nel mito di Ermafrodito il doppio è lunione di
due entità diverse, in Narciso si ha la separazione del sé: Narciso, che prima era uno,
si divide tra il Narciso in carne ed ossa ed il Narciso riflesso nella fonte.
E noto che la letteratura, e larte in
genere, si propongono come chiavi di lettura dellanimo, come fonti dalle quali ogni
individuo può attingere per capire qualcosa in più di sé.
La presa di coscienza del doppio passa attraverso la comprensione dell'io più
profondo.
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