LA SCOPERTA DI SE’, IL DESTINO E IL DOPPIO.

Confronto tra la tragedia greca di Sofocle ( Edipo re ) e la commedia latina di Plauto ( Anfitrione).

Sofocle (nato tra il 497 e il 494 a.c.) è l'autore dell'’Edipo re, "la tragedia"  per eccellenza, quella dell'ineluttabilità del Destino e del "riconoscimento" di se stessi. Il nome di Edipo da Freud in poi indica un "complesso" della psiche umana di tutti i tempi.

La punizione degli dei colpisce Tebe attraverso una terribile epidemia. La città è rea di non aver punito l'assassinio del re Laio. Edipo, arrivato nella città dopo la morte del re, venne accolto trionfalmente, perché l'aveva liberata  dalla sfinge. In segno di gratitudine, la città gli aveva offerto in sposa Giocasta, la vedova del re Laio e, con lei, il trono.
Di fronte all'imperversare dell'epidemia Edipo istruisce un'inchiesta per scoprire il colpevole. Scopre, così, di essere lui il colpevole: prima di entrare in Tebe, al suo arrivo, aveva ucciso un uomo, che ora scopre essere il re. Scopre anche che Laio era suo padre e che, dunque, la Giocasta è per lui sposa e madre. Inorridito, Edipo si accieca e lascia Tebe.

I temi ed i motivi più terribili s'intrecciano in questa tragedia: quello dell'ineluttabilità del Destino e quello del "riconoscimento" di se stessi. 
Anche se per caso, o per privilegio, l'uomo può squarciare il velo del futuro e conoscere i decreti del Fato (ad Edipo un oracolo aveva predetto che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre), esso comunque si adempirà. Conoscere il futuro non significa evitarlo.
L'altro tema è quello dell'indagine che porta al "riconoscimento" di se stessi: è il dramma dell'uomo che si crede "uno" e scopre di essere "un altro".

L’Anfitrione di Plauto ha addirittura dato origine ad un genere a sé; questo genere è la tragicommedia. I nomi delle due figure centrali di quest’opera sono entrati a far parte del vocabolario di uso comune; la parola "anfitrione" viene ormai utilizzata per designare il padrone di casa cordiale ed ospitale, la parola "sosia" designa, invece, una persona tanto simile ad un’altra da poter essere scambiata con essa. 

Naturalmente il confronto fra queste due opere si basa su alcune analogie: prima di tutto entrambe le opere sono ambientate a Tebe di Beozia (analogia di ambientazione), città alla quale sono legati molti eroi del mito. L’Edipo re di Sofocle celebra un eroe già vincitore di un mostro: la sfinge. L’Anfitrione di Plauto celebra, invece, Ercole (colui che nascerà dall'unione di Giove e Alcmena), ovvero l’eroe predestinato a liberare il mondo dai mostri.

Entrambe le opere rappresentano un dramma:  Edipo e Anfitrione, accomunati dal fatto di dover scontare una pena di cui non conoscono la colpa, iniziano un'inchiesta alla fine della quale Edipo  scopre di essere anche il colpevole. 

Accanto al tema dell'inchiesta vi è il tema del doppio. Nell’Anfitrione svolge un ruolo importantissimo l'alter ego; tutta la vicenda ruota, infatti, intorno alla confusione della personalità. La percezione del proprio doppio è una percezione assai inquietante che non solo è universale, ma è anche riconducibile ad antichi comportamenti psicologici, la percezione del doppio infatti è legata a miti del mondo arcaico dove la proiezione del doppio è persino materializzata nel fenomeno dell’ombra.

 

 


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