Lessico teatrale

Adulescens

Protagonista delle commedie plautine è il giovane innamorato e ostacolato nel suo amore. Svantaggiato dall’essere economicamente dipendente dal padre, lotta per sostenere i diritti della gioventù e dell'amore.

Anfitrione

Protagonista dell’omonima commedia di Plauto incentrata sul tema del doppio. Giove assume le sembianze di Anfitrione per poter giacere con sua moglie, mentre il marito è lontano per una spedizione militare. Il ritorno di Anfitrione causerà una serie di equivoci scaturiti dallo scambio di persona.

Nell’uso antonomastico il termine è utilizzato per indicare un padrone di casa molto ospitale e generoso.

Cantica

Molte parti che nei modelli greci corrispondevano a semplici dialoghi furono riscritte in metri diversi in forma di pezzi cantati che prevedevano l’esecuzione al suono del flauto. Sono generalmente alternate agli episodi, recitati normalmente. (Usata da Plauto molto più che da Terenzio).

Caricatura

Si parla di caricatura quando i tratti fisici o caratteriali di un personaggio vengono evidenziati, con intenti comici o satirici, fino all’estremo, fino alla deformazione. Questo rende il personaggio molto meno verosimile, ma lo caratterizza in modo da rendere le sue azioni più prevedibili e tutta l’opera più divertente. La caricatura è quasi esclusivamente una peculiarità della commedia. Tale accentuazione fornisce materia di riso o di riflessione.

Claque

Abitudine di pagare alcuni spettatori per applaudire, a comando, soltanto determinati attori e fischiarne invece altri. Nei prologhi di alcune opere si trova un invito esplicito ad evitare questo genere di cose.

Comica

L’arte di recitare o scrivere commedie.

Commedia di carattere

È incentrata sulla delineazione di un "tipo" psicologico (servus callidus, adulescens, senex libidinosus, soldato). È realizzata attribuendo al personaggio accentuati meccanismi psicologici che il pubblico riconosce attraverso la rappresentazione ingrandita o comicamente deformata di atteggiamenti, spunti o tentazioni presenti in tutti gli uomini.

Commedia nuova greca

Intrecci complicati ma anche molto ripetitivi nei quali ricorrono costantemente situazioni e personaggi convenzionali.

Contaminatio

-Inserzione in un soggetto greco di elementi appartenenti alla cultura romana (quali feste, personaggi o organi dello stato).

-Inserzione in un soggetto di frammenti o spunti tratti da altri soggetti, non necessariamente dello stesso autore.

Coro

Gruppo di attori che canta e si muove a tempo durante le cantiche. E’ costituito da un corifeo (capo del coro) che recita anche durante gli episodi, e dai coreuti, che solo raramente hanno delle battute al di fuori delle cantiche

Humanitas

Gentilezza, affabilità, buona educazione e rispetto che caratterizzano i personaggi di Terenzio, nonostante l’ostilità di alcune situazioni.

Latinitas

Si può definire come il sermo familiaris dell’area forense di Roma, semplice ma corretto, e per questo preso come modello per l’insegnamento ancora nell’antichità. E’ il latino tipico delle opere di Terenzio.

Lieto fine

È l’esito idilliaco di una vicenda. È un elemento tipico della commedia, che, insieme ai personaggi, la contraddistingue rispetto alla tragedia. Nelle commedie di Plauto e Terenzio è costituito generalmente da un matrimonio, o dalla spiegazione di un malinteso.

Metateatro

- Rottura della finzione scenica grazie ad uno scambio di battute tra gli attori ed il pubblico.

-"Teatro all’interno del teatro" si ottiene quando una parte della trama vede alcuni degli attori mettere in scena una rappresentazione (per esempio se uno dei protagonisti è un attore o se i protagonisti assistono ad una rappresentazione teatrale).

Pathos

Effetto ottenuto sommando vari eventi che portano il personaggio in una situazione di massima tensione (climax) che da il massimo risalto ad un singolo atto che decide la sorte di tutta la vicenda. Subito dopo l’evento di climax si può avere il finale o altri eventi possono sommarsi fino ad ottenere un altro momento di massima tensione (soprattutto nelle commedie di Terenzio, dagli intrecci più complicati rispetto a quelle di Plauto).

Prologo

Plauto utilizza un tipo di prologo espositivo o informativo: esso narra l’antefatto dell’azione drammatica e talora ne anticipa gli sviluppi per favorire la comprensione dell’intreccio da parte del pubblico. Talora il prologo è affidato ad una divinità, in altri casi lo recita uno dei personaggi che agirà successivamente sulla scena. In alcune commedie è il capocomico che recita il prologo. Terenzio, invece, nel prologo delle sue commedie si difendeva dalle molte accuse che gli venivano rivolte, e faceva riassumere trama e antefatto da un personaggio nella commedia vera e propria.

Senex libidinosus

Vecchio ridicolmente e vergognosamente innamorato che, venendo meno ai doveri di padre, si fa rivale del figlio per la conquista della stessa donna. In Plauto è il protagonista della Casina.

Sermo familiaris

Costituisce il punto di partenza dal quale attinge il poeta. Esso viene riprodotto molto liberamente con le sue ridondanze, con l’espressività dei diminutivi e delle locuzioni idiomatiche, con una morfologia e una sintassi ancora fluide e multiformi. Vengono inseriti numerosi grecismi a coniati neologismi a fini comici. Ne risulta uno stile vario, mosso e brillante. Sono presenti numerose volgarità e scorrettezze ed è molto simile al dialetto parlato nella Suburra.

Servus callidus

È il vero protagonista di alcune delle più celebri commedie plautine (come il Miles gloriosus, le Bacchides, la Mostellaria e lo Pseudolus). Il servo è l’eroe comico su cui si concentrano l’attenzione e la simpatia dell’autore e del pubblico. Non è solo abilissimo orditore di inganni, ma è anche spavaldo, sfacciato e sicuro di sé. Grazie alla sua astuzia, inganna o aiuta il padrone, raramente per fedeltà e molto più spesso per denaro.

Soldato

Mercenario di re orientali, figura tipica del mondo greco. È ricco e borioso, prepotente e stupido ed è quindi il bersaglio ideale del servus callidus.

Sosia

Secondo protagonista della commedia di Plauto intitolata Anfitrione è Sosia, servo fidato di Anfitrione. Mercurio ha assunto le sue sembianze per favorire il piano di Giove. Al ritorno del vero Sosia questa trasformazione contribuirà allo sviluppo del tema dello sdoppiamento dell’Io.

Nell’uso antonomastico il termine è utilizzato per designare chi è perfettamente rassomigliante ad un’altra persona.

Specchio

Lo specchio era allora, come è ora, strettamente legato alla categoria dell’identità personale. Infatti, si insiste sulla capacità che questo strumento ha di conservare qualcosa della natura di chi vi si riflette, e persino quella di svelare la <<vera>> natura della persona riflessa, mascherata dall’aspetto esteriore. Altre volte, poi, lo specchio ha dichiaratamente la capacità di catturare la figura, qualcosa dell’immagine di colui che vi si guarda. Lo specchio è dunque ambivalente: da una parte conserva e quindi conferma l’identità personale, mentre dall’altra cattura ed è quindi nemico di essa.

Suspence

Sentimento di aspettativa e angoscia che cresce nello spettatore dato dall’incapacità di prevedere lo svolgersi degli eventi. Tale sentimento incrementa fino al punto di massima tensione, il climax, dove l’avvenimento imprevedibile, che dà una svolta a tutta la storia, rende possibile intuire il corso degli avvenimenti fino al finale. In Plauto la suspence è spesso rotta da una prolessi, un’anticipazione degli avvenimenti successivi.

Tema del doppio

Si può presentare o sotto forma di sdoppiamento dell’Io (Anfitrione) o come scambio di persona (Menaechmi). Dagli equivoci che ne conseguono scaturisce il divertimento del pubblico. Parole chiave: specchio, Anfitrione, Sosia.

Tragicommedia

Ideatore di questa composizione mista è considerato Rintone di Siracusa vissuto tra il IV e il III secolo a.C. E’ una vicenda in cui si muovono re e dei, ma dove anche il servo ha la sua parte. È ispirata alla farsa fliacica italiota, ma anche alla commedia greca che proponeva la parodia mitologica. Il genere è ottenuto mescolando elementi della commedia (personaggi di bassa estrazione sociale, lieto fine, comicità) ad elementi della tragedia (personaggi importanti come déi e re).

 

 

 

Lessico giuridico

 

Alienare

(Certe Edepol tu me alienabis numquam qui noster siem; nec nobis praeter me alius quisquamst servus Sosia -vv.399 s.-

"E tu certo,per Polluce,non riuscirai mai a farmi cambiare proprietà affinché io non appartenga più a questa casa![così che io non sia più "nostro"]Da noi non c’è nessun’altro schiavo Sosia oltre a me.")

In generale cedere, allontanare, espropriare, respingere, mettere in mano altrui. Come termine giuridico cedere, vendere qualcosa ad un altro mediante la iuris cessio, oppure allontanare dalla famiglia uno schiavo, dare in possesso ad altri. Termine usato da Sosia che percepisce che l'altro (Mercurio) intende spossessarlo, alienarlo da se stesso. Il verbo ha qui il significato tecnico di trasferire la proprietà a qualcun altro.

Delenire

("Delenitus sum profeto ita, ut me qui sim nesciam" vv.844 ss.

Sono a tal punto fuori di senno, che non so più chi sono!")

Verbo che indica una condizione di turbamento e perplessità in seguito ad avvertimento di carattere magico.

Immutari ( "abeo potius. Di immortales, obsecro vostram fidem, ubi ego perii? Ubi immutatus sum? Ubi ego formam perdidi?" vv.455ss

Me ne vado piuttosto. O dei immortali,vi prego,dove ho incontrato la mia fine? Dove mi sono trasformato? Dove ho perso la mia identità?")

Essere trasformato con l’aiuto di poteri magici.

Manumissio

Atto giuridico concretizzato in un rito simbolico tramite il quale uno schiavo (dapprima una proprietà del padrone, ed a esso assolutamente subordinato) riceveva la libertà. Il padrone gli concedeva la privilegiata condizione di liberto, con tutto quello che ad essa concerneva (cambio del nome, dell’abbigliamento e della capigliatura). In cambio di tale concessione il liberto doveva giurare all’ex padrone assistenza e aiuto reciproco in caso di necessità.

Pilleus

(Ibo ad portum atque haec uti sunt facta ero dicam meo: nisi etiam is quoque me ignorabit. Quod ille faxit Iuppiter, ut ego hodie raso capite calvus capiam pilleum -vv. 460 ss.-

Non mi resta che andare al porto e riferire al mio padrone come sono andate le cose: a meno che anche lui non mi riconosca più!Che Giove mi faccia davvero questa grazia, così che oggi possa radermi la testa e calvo possa mettermi il berretto dei liberti!)

Il rito di passaggio dalla condizione di servus a quella di liberto imponeva il taglio dei capelli e l'assunzione del pileo: il cappello del liberto.

Usus

(Anphitruo es profecto, cave sis ne tu te usu perduis -v. 845 –

Di certo sei Anfitrione, ma per favore, stai attento a non rinunciare alla proprietà di te stesso)

Sosia riconosce che il suo padrone Anfitrione gode del possesso (usus) su se stesso e per mantenere la propria identità deve far si che il te resti in possesso del tu.


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