IL TRAFFICO DI DROGA
"All’inizio degli anni Settanta Cosa Nostra
cominciò a diventare un’impresa anch’essa. Un’impresa
nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole,
che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel
traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a
gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di
capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo
sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o
depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza
fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si
occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente
Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare
investimenti. ..." (dall'ultima
intervista di Borsellino)
La droga è considerata la fonte principale delle
entrate di Cosa Nostra. Negli anni '80 la mafia siciliana si era assicurata una
grossa fetta del traffico di eroina destinata agli Stati Uniti, ma, anche nel
periodo di maggior espansione del traffico, Cosa Nostra in quanto tale non era
coinvolta direttamente. I mafiosi e le famiglie che se ne occupavano lo facevano
a titolo personale. Ciò significa che potevano utilizzare nel traffico un certo
numero di non-mafiosi e perfino di non-italiani, mentre per tutte le altre
attività Cosa Nostra tende a servirsi solo di uomini d'onore. Il traffico di
stupefacenti, in altri termini, era un'impresa che non differiva
in modo sostanziale da qualsiasi altra attività commerciale. Ciascun
uomo d'onore poteva occuparsene a titolo personale, trattandosi, per così dire,
di un'attività privata. Nella famiglia di Santa Maria di Gesù, Stefano Bontade
e suo fratello Giovanni lavoravano entrambi nel campo della droga, ma
separatamente. I Siciliani hanno cominciato a intrattenere rapporti commerciali
con gli Americani, soprattutto perché negli Stati Uniti potevano contare su
affidabili teste di ponte affiliate alle grandi famiglie isolane. E hanno
conquistato una posizione di predominio. Chimici francesi di riconosciuta
competenza hanno accettato di raffinare morfina-base a Palermo, certamente
perché erano pagati profumatamente e sapevano di non correre grossi rischi, ma
soprattutto perché i Siciliani avevano il pieno controllo del mercato della
produzione e del commercio della droga. Il lavoro rimaneva sempre molto
parcellizzato. Non vi era un solo uomo d'onore che non sovraintendesse ad acquisto,
raffinazione ed esportazione negli Stati Uniti. Numerose persone erano impiegate
a diversi livelli: dell'acquisto erano incaricati coloro che conoscevano meglio
le rotte dei contrabbandieri di sigarette dal Medio Oriente e mantenevano
rapporti diretti con i produttori; della raffinazione quelli già dotati di una
certa specializzazione in materia, coadiuvati da tecnici stranieri; della
vendita le persone più svariate. Il coinvolgimento della mafia è estremamente
mutevole, dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Mentre qualche anno fa
Cosa Nostra gestiva il 30% del traffico mondiale di eroina verso gli Stati
Uniti, nel 1991, secondo stime americane, la quota è scesa al 5%. Altri
gruppi sembrano prevalere adesso: cinesi, portoricani, curdi, turchi, armeni....Il
progressivo distacco di Cosa Nostra dal traffico di eroina è confermato da
fatti oggettivi: dal 1985, dalla scoperta del laboratorio di Alcamo, presso
Palermo, non sono stati scoperti altri laboratori né in Sicilia né in altre
parti d'Italia; i sequestri di partite di eroina provenienti dalla Sicilia sono
diminuiti di pari passo con gli arresti di mafiosi direttamente coinvolti nel
traffico. Ogni volta che viene sequestrata una partita di droga, si analizza il
prodotto e il grado di raffinazione e si tenta di individuare il luogo di
produzione: quando la roba sequestrata è già raffinata e pronta a essere
immessa nel mercato, è difficile ricavare indicazioni sul luogo d'origine. La
cosa è diversa quando si interviene al momento dell'importazione o del lancio
del mercato. Un altro elemento importante di valutazione riguarda gli strumenti
utilizzati nei laboratori clandestini.
Traffico di droga uguale
reciclaggio. Le manovre finanziarie necessarie per reciclare il
denaro sporco vengono effettuate da esperti della finanza internazionale, i
cosiddetti "colletti bianchi", che si pongono al servizio della
criminalità organizzata per trasferire capitali di origine illecita verso paesi
più ospitali, i "paradisi fiscali". E' sempre difficile individuare
le tracce di operazioni del genere. Per combattere efficacemente
il
reciclaggio,
sarebbero necessarie legislazioni internazionali e una seria
collaborazione tra gli Stati interessati. La legislazione italiana non è ancora
adeguata alla gravità e alle dimensioni del problema. E il nuovo codice di
procedura penale non migliora certo la situazione, con i limiti temporali che
impone alle indagini e con l'obbligo di informare la persona sospetta.
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