I cento passi

DATI TECNICI

PRODUTTORI:  Titti film in collaborazione con Raicinema

REGIA:   Marco Tullio Giordana

SCENOGRAFIA:    Claudio Fava, Monica Capelli, Marco Tullio Giordana

FOTOGRAFIA:  Roberto Forza

MONTAGGIO:  Roberto Missiroli

COSTUMI:   Elisabetta Montaldo

SCENOGRAFIE:  Franco Ceraolo

MUSICHE:      Giovanni Sallino,               Modugno  

 

INTERPRETI:     Luigi Lo Cascio ( Peppino Impastato)

                             Luigi Maria Burruano         (Luigi Impastato)

                             Lucia Sardo (Felicia Impastato)

                             Paolo Briguglia (Giovanni Impastato)

                             Tony Sperandeo (Gaetano Badalamenti)

                             Andrea Tidona (Stefano Venuti)

                             Pippo Montalbano (Cesare Monzella)

DURATA:         114’

DISTRIBUZIONE:         Istituto Luce

ANNO DI PRODUZIONE:    2000

NAZIONALITA’:          Italiana

La trama

Il film narra la vita del giovane Peppino Impastato, una delle tante vittime della Mafia, colpevole soltanto di aver infranto i tabù dell’omertà, grazie ad una radio locale da lui stesso fondata.

Peppino Impastato nasce a Cinisi, un  paesino siciliano, da una famiglia mafiosa; il padre aspira per lui ad un ruolo di boss mafioso, ma Peppino fin dall’infanzia rifiuta quel “mondo”, basato su troppi silenzi, su troppi lutti e su troppi conflitti.  

 

La sua adolescenza coincide con il ’68, con gli anni del rifiuto dell’autorità paterna da parte dei figli. Per Peppino questo rifiuto si esprime sotto forma di sfida alla Mafia, sfida che comincia con l’occupazione delle terre, per evitare l’ampliamento dell’aeroporto, fondamentale per il traffico della droga, sotto la guida di Stefano Venuti, un pittore, segretario della sezione del Partito comunista di Cinisi.

Peppino non vuole sottostare alle regole mafiose e all’omertà e, a soli cento passi dalla casa del boss mafioso Tano Badalamenti, fonda una radio,  “Radio aut”, attraverso la quale denuncia a piena voce lo stesso Badalamenti e il sistema mafioso in genere.       

La sua famiglia si divide: da un lato il padre che cerca disperatamente di farlo tacere, dall’altro la madre e il fratello che segretamente lo sostengono.

Nel 1977 Peppino decide di candidarsi alle elezioni comunali con Democrazia Proletaria, per portare la battaglia alla Mafia all’interno delle istituzioni comunali stesse.

Due giorni prima del voto, però, ignoti sicari lo fanno saltare in aria con  sei chili di tritolo sui binari della ferrovia; lo stesso giorno viene ritrovato il cadavere di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse. 

La sua morte viene liquidata velocemente come un  suicidio.

Solo molti anni dopo l’episodio viene riconosciuto per quello che è stato: un omicidio di stampo mafioso. Nel 1997, venti anni dopo l’omicidio di Peppino, Gaetano Badalamenti viene incriminato e condannato per associazione mafiosa.

 

  

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