RELAZIONE SULLA CONFERENZA DI

MARCO TRAVAGLIO  

 

Venerdì 23 marzo 2001 molte classi del liceo A. Calini Sperimentale di Brescia, tra cui anche la nostra, hanno incontrato nell’auditorium dello stesso istituto il giornalista del quotidiano “La Repubblica” Marco Travaglio che ha parlato dell’argomento “Sport e legalità”. Come punto di riferimento è stato preso il calcio, lo sport più diffuso in Italia e molto probabilmente il più ricco di esempi per quanto riguarda questo argomento.

Innanzitutto si è fatta una distinzione tra squadre cosiddette grandi e  squadre cosiddette piccole. Le prime, infatti, secondo ciò che ha affermato Travaglio, hanno vantaggi piuttosto consistenti rispetto alle seconde: innanzitutto il denaro  (che non manca di certo alle grandi società), ma soprattutto gli arbitri che (se non tutti, quasi tutti) tendono ad avvantaggiare più o meno inconsciamente le squadre più forti a discapito delle più deboli, concedendo, per esempio, falli inesistenti alle squadre maggiori e non facendo altrettanto a vantaggio di quelle minori. Questo atteggiamento degli arbitri sembra esprimere una forma di  “sudditanza psicologica”. Quando, però, come ha detto lo stesso Travaglio, la partita che si deve disputare è fra due grandi squadre, allora sì che per gli arbitri nascono i problemi. È per questo motivo che in tali casi vengono designati gli arbitri considerati più bravi o più resistenti psicologicamente, dato che non devono farsi condizionare dalle tifoserie delle due squadre. Gli arbitri che dirigono queste partite "delicate", infatti, devono stare molto attenti a non concedere  favori ad una sola delle due squadre, perché potrebbe succedere (come tra l’altro è già successo) che la società che ritiene di aver subìto i maggiori torti richieda che quell’arbitro non diriga più per un certo periodo le proprie partite.

Sono anche stati fatti dei tentativi (per i quali comunque non si hanno prove certe) di corruzione nei confronti degli arbitri da parte delle società; a questo proposito è stato fatto l’esempio di una grande società che ha regalato a tutti gli arbitri, come dono di Natale, dei Rolex d’oro e d’argento, tentativo peraltro non riuscito dal momento che tutti gli orologi sono tornati al mittente.

Altro argomento che è stato affrontato è quello dei passaporti falsi, un problema che nel calcio riguarda i giocatori extracomunitari. In Italia c’era una regola (abolita poche settimane fa, perché considerata discriminatoria) che vietava di far giocare in campionato tre calciatori extracomunitari contemporaneamente e che permetteva di tesserarne solo fino a un certo numero. Per questa restrizione le società o, il più delle volte, i procuratori degli stessi calciatori hanno fornito a questi dei passaporti comunitari. Quando però non riuscivano a farlo per svariati motivi (per esempio il calciatore extracomunitario non aveva alcun legame di parentela con qualche persona della Comunità Europea), allora si inventavano qualche avo, per esempio italiano, per riuscire nell’intento.

Infine si è discusso del problema forse più grave: il doping. Il doping consiste nella somministrazione illegale di farmaci o particolari droghe ad atleti, per migliorarne le prestazioni. Le cause dell’illegalità del doping possono essere due: la prima che il doping consente all’atleta appunto alte prestazioni, superiori comunque  ai meriti,  mentre la seconda, sicuramente più grave, che a lungo andare, questa somministrazione di sostanze dopanti, può portare alla morte di chi le assume. Per quanto riguarda il doping sono stati fatti esempi di diversi sport: parlando dei ciclisti, fra i quali sembra particolarmente diffuso l’uso di sostanze dopanti, Marco Travaglio ha riferito che, quando i corridori hanno l’ematocrito alto, poiché assumono sostanze coagulanti, sono costretti ad alzarsi di notte per riattivare la circolazione con esercizi fisici adeguati.

 

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