|
Rosario
Livatino è nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, da Vincenzo, laureato in
legge e pensionato dell'esattoria comunale, e da Rosalia Corbo. Rosario
Livatino conseguì la laurea in Giurisprudenza all'Università di Palermo
il 9 luglio 1975 a 22 anni col massimo dei voti e la lode. Il
conseguimento della laurea, alla prima sessione utile, era solo la
momentanea conclusione di una brillantissima carriera scolastica iniziata
alla scuola elementare De Amicis proseguita alla scuola media Verga e
conclusa al Liceo Classico Ugo Foscolo di Canicattì, sempre con voti e
giudizi ottimi, compreso un lusinghiero "dieci" in matematica.
Il 21 aprile '90 conseguì con la lode il diploma universitario di
perfezionamento in Diritto regionale. Giovanissimo entra nel mondo del
lavoro, vincendo il concorso per vicedirettore in prova presso la sede
dell'Ufficio del Registro di Agrigento, dove per oltre un decennio, dal
’79 all’ 89, come Sostituto Procuratore della Repubblica, si occupò
delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune, ma anche
(nell’85) di quella che negli anni ’90 sarebbe scoppiata come la
“Tangentopoli siciliana”. Fu proprio Rosario Livatino, assieme ad
altri colleghi, ad interrogare per primo un ministro dello Stato.
Dall’agosto dell’89 al settembre del ‘90 Rosario Livatino prestò
servizio presso il Tribunale di Agrigento, quale giudice della speciale
sezione di misure di prevenzione. Dell'attività professionale di Rosario
Livatino sono pieni gli archivi del periodo, non solo del Tribunale di
Agrigento, ma anche degli altri uffici gerarchicamente superiori. Molto
rari gli interventi pubblici così come le immagini. Gli unici interventi
che costituiscono una sorta di testamento sono rappresentati da "Il
ruolo del Giudice in una società che cambia" del 7 aprile 1984 e
"Fede e diritto" del 30 aprile 1986. Non volle mai far parte di
club o associazioni di qualsiasi genere. Rosario Livatino fu ucciso in un
agguato mafioso la mattina del 21 settembre '90 sul viadotto Gasena lungo
la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre - senza scorta e con la sua Ford
Fiesta amaranto - si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati
individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del
commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati, in tre
diversi processi nei vari gradi di giudizio, all'ergastolo con pene
ridotte per i "collaboranti". Rimane ancora oscuro il contesto
in cui è maturata la decisione di eliminare un giudice ininfluenzabile e
corretto. Dopo otto processi sul caso è emerso che a commissionare
l’omicidio di Livatino fu la STIDDA e
il killer che diede il colpo di grazia al giudice è Gaetano Puzzangoro.
Rosario Livatino è purtroppo solo la terza vittima innocente e illustre
di Canicattì. Prima di lui, il 25 settembre 1988, stessa sorte toccò al
presidente di Corte d'Assise d'Appello, Antonino Saetta, trucidato
con il figlio Stefano in un agguato mafioso sempre sulla SS 640 AG-CL sul
viadotto Giulfo mentre, senza scorta e con la sua auto, faceva rientro a
Palermo dove abitava e lavorava. Per questo duplice omicidio dopo quasi
dieci anni sono stati individuati e condannati con un unico processo i
presunti mandanti ed esecutori superstiti. Oltre ai numerosi articoli
pubblicati su giornali e riviste, sulla figura di Livatino sono stati
pubblicati i seguenti saggi: Nando Dalla Chiesa, Il giudice
ragazzino, Einaudi, Torino 1992; Ida Abate, Il piccolo
giudice. Profilo di Rosario Livatino, ILA Palma, Palermo 1992;
Armando Siciliano Editore, Messina 1997; Angelo La Vecchia, Fiaba
vera, Ed. Meta, Canicattì 1997; Ida Abate, Rosario Livatino.
Eloquenza della morte di un piccolo giudice, Armando
Siciliano, Messina 1999; Il film "Il giudice ragazzino" (regia
di Alessandro Di Robilant), è stato liberamente tratto dal saggio di
Nando Dalla Chiesa, Rosario Livatino. Martire della giustizia,
Maria Di Lorenzo, Edizioni Paoline.
|